Come nascono i legami affettivi? Perché è così difficile esprimere ciò che sentiamo proprio a chi conta di più? Sono domande che ci portiamo dietro dall’adolescenza, e che riecheggiano nella lettura di Persone normali di Sally Rooney.
“Persone normali”: la trama
Il libro inizia con Connell, studente all’ultimo anno di liceo, che va a prendere sua madre Lorraine, impegnata a svolgere le pulizie a casa di Marianne, una compagna di classe. Fin da questa prima scena Rooney ci immerge in un modo di raccontare asciutto ma denso, fatto di dialoghi essenziali, di frasi brevi, di un’attenzione quasi minuziosa a gesti e oggetti, di salti temporali che ci portano avanti e indietro nella vita dei personaggi.
Marianne e Connell crescono in un paese della contea di Sligo, in Irlanda, e la storia li segue fino all’università a Dublino e oltre. Entrambi sono alla ricerca costante e illusoria di sentirsi “normali”, e le virgolette sono doverose quanto quelle che usiamo per indicare il titolo: vogliono essere accettati dal mondo e l’uno dall’altra. Dietro una “normalità” di facciata, come Rooney ci permette di osservare, può invece nascondersi una grande sofferenza.
Le storie nella storia
Il libro racconta di due ragazzi cresciuti in famiglie molto diverse, ciascuno con l’eredità di conflitti e bagagli emotivi che si porta dietro. Visti da fuori appaiono come una coppia di adolescenti insicuri che cercano un posto nel mondo, con più o meno fiducia di trovarlo. Marianne cresce in una casa dove l’affetto lascia il posto a freddezza, svalutazione e violenza, e che le dà poche ragioni per credere di valere qualcosa. Connell è cresciuto con una madre presente e amorevole, un padre che non c’è e la paura costante di perdere, a ogni passo, uno status che pure gli sta stretto.
A uno sguardo esterno non accade nulla di estremamente anomalo, nulla che non possa succedere nelle nostre vite o in quelle delle persone che ci stanno vicine. Ma man mano che ci avviciniamo ai protagonisti entriamo nel loro mondo e scopriamo una sofferenza che nasce nelle stanze di casa, nelle frasi dette o taciute, in ciò che da bambini impariamo sul nostro valore guardandoci attraverso gli occhi degli adulti.
Come nasce un legame affettivo?
Quando i due sono soli, Marianne si sente vista e Connell può smettere di recitare. Per lui quel legame diventa un luogo sacro, il punto fermo da cui ripartire per affrontare tutto il resto. Per lei è forse la prima volta in cui qualcuno la guarda con interesse e rispetto, le restituisce un’immagine di sé diversa da quella che ha sempre ricevuto.
Ma è un legame che nasce in segreto, e questo pesa. Il segreto all’inizio è un rifugio, ma diventa presto una prigione: Connell fa finta di non conoscerla e Marianne asseconda, perché apparentemente non si aspetta nulla di diverso. Questo movimento non può che incidere sull’evolversi della relazione.
I ruoli nelle dinamiche relazionali
All’interno delle relazioni mettiamo in gioco ruoli differenti, perché dentro ogni legame possono convivere bisogni diversi: il bisogno di sentirsi protetti e quello di proteggere, il desiderio di essere scelti e la paura di valere meno dell’altro, il desiderio di fare squadra e quello di primeggiare, o di difendersi per non essere sopraffatti.
Sistemi Motivazionali Interpersonali
La psicologia evoluzionista li chiama Sistemi Motivazionali Interpersonali: dispositivi innati, nati per garantire la nostra sopravvivenza, che organizzano il nostro comportamento. C’è il sistema dell’attaccamento, che ci spinge a cercare protezione e conforto; quello dell’accudimento, che ci porta a offrirli; quello cooperativo, che ci fa sentire parte di una squadra; quello agonistico, che regola rango, competizione, paura di valere meno; e quello sessuale. In un legame di coppia sereno si alternano con flessibilità.
Ciascun sistema ha uno scopo, emozioni e segnali di attivazione: quando uno prende il sopravvento tende a mettere in secondo piano gli altri. Se in coppia, ad esempio, temiamo di essere svalutati, il sistema agonistico può attivarsi e prevalere sul bisogno di vicinanza, e così, pur desiderando il conforto dell’altro, ci comportiamo in modo da tenerlo a distanza o da sfidarlo.
Poiché nelle relazioni affettive i sistemi si attivano a in reciprocità, il comportamento dell’uno può accendere nell’altro qualcosa di diverso da ciò che sperava: una richiesta di vicinanza può incontrare un ritiro o una sfida, e a quel punto ciascuno risponde a ciò che sente di aver ricevuto, non a ciò che l’altro intendeva.
Tentativi d’incontro
Il modo in cui i due si cercano è, all’inizio, un incastro che non funziona. Connell ha una paura enorme di rompere ciò che ha trovato e di non sapere come stare in situazioni nuove senza rovinare tutto. Si accorge di come si comporta con lei, eppure non cambia: più il legame è prezioso, più la paura di perderlo lo immobilizza. Quando la pressione del giudizio dei compagni si fa troppo forte, sceglie di proteggere la propria posizione, a scapito del legame con Marianne.
Marianne ha imparato in famiglia che il proprio valore è sempre in discussione, e davanti al rifiuto non protesta: si ritira e si colpevolizza, confermando la propria idea di non meritare di più. Il suo ritirarsi, a sua volta, convince Connell di essere inadeguato e di non saper riparare. Ciascuno legge il comportamento dell’altro alla luce della propria storia che, in un circolo vizioso, ne conferma le paure. Ci troviamo di fronte a un ciclo interpersonale disfunzionale: il comportamento dell’uno attiva nell’altro la reazione che conferma atteggiamenti ed emozioni dolorosi.
Due pianeti, due orbite differenti
Anche quando le loro strade si separano, i due ripropongono nelle nuove relazioni ciò che hanno imparato nei primi legami. Marianne rischia di cercare protezione proprio in chi la spaventa, mescolando il bisogno di legame a sottomissione e timore. Connell sa prendersi cura, ma fatica a chiedere aiuto, soprattutto quando lo colpisce inaspettata la morte di un amico.
Sono modi diversi di cercare e di temere la vicinanza, che affondano nelle prime relazioni di attaccamento: non etichette, ma rappresentazioni di sé e degli altri costruite fin dall’infanzia, che orientano ciò che ci aspettiamo da chi amiamo (sarà disponibile? mi accoglierà o mi respingerà?) e le strategie con cui ci proteggiamo quando ci sentiamo in pericolo.
Come due pianeti, i protagonisti seguono orbite diverse, ciascuna con la propria traiettoria. Ogni volta che si avvicinano l’attrazione è forte, ma i segnali che si scambiano appartengono a due linguaggi differenti: ciò che per l’uno è un modo di cercare vicinanza, per l’altro suona come una minaccia o un rifiuto, e la traiettoria si piega.
Ciò che non si dice
Se c’è un vero protagonista del romanzo, è il “non detto”. Non soltanto tra i due, ma prima ancora dentro ciascuno dei protagonisti: per portare un bisogno nella relazione bisogna prima riuscire a riconoscerlo e a diventarne consapevoli. Qui entrano in gioco le rappresentazioni di sé e dell’altro costruite nelle prime relazioni di attaccamento, che generano aspettative su come l’altro risponderà e ci portano a chiedere, a non chiedere affatto, o a chiedere in modo indiretto.
I due protagonisti vivono così i loro drammi internamente, come sospesi tra due tempi, quello di ciò che sentono e quello di ciò che riescono, o per lo più non riescono, a dire. Nei loro silenzi i diversi modi di proteggersi si fanno più visibili: c’è chi si ritira per non essere ferito, chi si colpevolizza per non sentirsi rifiutato, chi sa di sbagliare ma non sa come fare diversamente.
La danza tra Connell e Marianne muove qualcosa in chi legge. Da esterni vorremmo inserirci come un ponte, dire all’uno ciò che prova l’altro, scuotere i silenzi. Eppure non possiamo, e proprio quella frustrazione ci avvicina a loro e ci spinge a seguire la storia.
Come può cambiare un legame
Eppure qualcosa si muove… Nei momenti di crisi l’altro resta la persona a cui rivolgersi, e il legame smette di essere soltanto un rifugio segreto per diventare una relazione in cui ci si può aiutare a vicenda. Nei diversi moti di allontanamento e avvicinamento, come orbite che si incrociano e si scostano, la relazione cresce, e con lei anche il modo di stare nel conflitto.
Il romanzo racconta così il lento sviluppo di ciò che in psicoterapia si chiama metacognizione: riconoscere ciò che si prova, immaginare ciò che prova l’altro, distinguere le proprie paure dalla realtà. Non è un percorso lineare, ma è ciò che permette ai due di cambiare. Non sveliamo dove questo li porta, ma resta una domanda aperta: due traiettorie così diverse possono trovare un modo di costruire un percorso comune? E a quale prezzo?
Quel che è certo lo rubiamo alle parole dell’autrice: «Sentirsi così completamente in balia di un’altra persona era strano, ma anche molto normale. Nessuno può essere del tutto indipendente dagli altri, per cui forse valeva la pena di smettere di provarci…».
Rivolgersi a uno specialista
A volte ci riconosciamo nei cicli di Marianne e Connell: distanze che non sappiamo colmare, parole che non riusciamo a dire, paure che rovinano proprio ciò che vorremmo proteggere. In questi casi può essere utile uno spazio, co-abitato con un* specialisti*, in cui dare un nome a ciò che accade e mettere a fuoco le proprie risorse.
La proposta dei Centri Psicologia Clinica
Persone normali rientra nel ciclo di incontri Curarsi con i libri, promosso dal Centro Clinico Maggiolina presso la Biblioteca di Viale Zara. Ecco le prossime date:
- Venerdì 27 Novembre 2026, dalle ore 18:00 alle ore 19:00, parleremo della relazione con sé attraverso il romanzo “Ogni cosa è illuminata” di Jonathan Safran Foer, la relatrice sarà la dr.ssa Lara Bellardita.
- Venerdì 18 Dicembre 2026, dalle ore 18:00 alle ore 19:00, parleremo della relazione con sé attraverso il romanzo “Un desiderio smisurato di amicizia” di Hélène Giannecchini, la relatrice sarà la dr.ssa Federica Ioppolo.
- Venerdì 22 Gennaio 2027, dalle ore 18:00 alle ore 19:00, parleremo dei legami sociali attraverso il romanzo “Chocolat di Joanne Harris, la relatrice sarà la dr.ssa Lara Bellardita.
- Venerdì 26 Febbraio 2027, dalle ore 18:00 alle ore 19:00, parleremo della relazione con sé attraverso il romanzo “Persone normali di Sally Rooney, la relatrice sarà la dr.ssa Martina Segale (autrice anche di questo pezzo). Recupereremo quindi le tematiche trattate in questo articolo: come nascono i legami affettivi, quali dinamiche li attraversano e come la letteratura può aiutarci a comprenderli.
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FONTI
Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Milano: Raffaello Cortina. (Ed. originale 1988).
Liotti, G. (1994). La dimensione interpersonale della coscienza. Roma: Carocci.
Dimaggio, G., Montano, A., Popolo, R., Salvatore, G. (2013). Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità. Milano: Raffaello Cortina.
A cura della dr.ssa Martina Segale – Centro Psicologia Maggiolina e Centro Psicologia Città Studi
