Nei Centri Psicologia Clinica la curiosità è un filo rosso: l’arte, nelle sue diverse forme, ci appassiona ed è fonte di stimolo per riflessioni e possibilità di accrescimento.
Alcuni articoli pubblicati in precedenza hanno, ad esempio, approfondito il tema dell’impatto dei musei e dell’arte figurativa sul nostro benessere e sulla diminuzione di alcuni sintomi come l’ansia così come l’effetto terapeutico della musica.
Eccoci ora ad esplorare la partecipazione ai concerti, passione condivisa da molti. Cosa succede al nostro cervello e alla nostra mente? Quale impatto può avere sulle nostre emozioni e sulla socialità?
Uno sguardo sociale
L’analisi del fenomeno della partecipazione ai concerti nella società contemporanea ha rilevato come, dopo la pandemia da COVID19, vi sia stata una profonda trasformazione sociologica, economica e comportamentale. Le neuroscienze sono allora “entrate” nei club e nelle arene per capire meglio cosa accada quando ci si trova sotto, o addirittura sopra, ad un palco.
Infatti dal punto di vista sociologico, dopo gli anni delle restrizioni legate alla pandemia, si è verificata una vera e propria impennata della domanda globale per gli spettacoli musicali dal vivo, che è stata definita dagli analisti revenge attendance, una sorta di corsa per recuperare le esperienze sociali perdute. I dati delle associazioni di categoria mostrano infatti crescite vertiginose nei flussi di pubblico. I concerti e i grandi festival sono ormai diventati la forma di intrattenimento favorita rispetto, ad esempio a cinema, o eventi sportivi.
Si può quindi evincere che il pubblico non sia solo alla ricerca dell’ascolto musicale, ma soprattutto di un’esperienza collettiva ed emotiva: il concerto diventa una sorta di rito collettivo irrinunciabile.
Le radici della musica
Del resto, ricercatori ed antropologi sono concordi nel far risalire l’origine della musica a tre spinte ancestrali.
- Comunicazione preverbale: prima del linguaggio verbale si era sviluppato un proto-linguaggio musicale che permetteva l’espressione delle emozioni primarie attraverso variazioni di tono, ritmo e intensità della voce.
- Coesione sociale: nelle tribù primitive cantare e muoversi a ritmo intorno al fuoco era un potente collante sociale. Serviva a creare fiducia reciproca, coordinare le attività e unire il gruppo di fronte ai pericoli.
- Rituali e spiritualità: i primi suoni ritmici prodotti battendo le mani, i piedi o i sassi venivano utilizzati per entrare in sintonia con la natura (ad esempio i tuoni, la pioggia o il battito cardiaco) e per celebrare i primi rituali magici e religiosi.
Come reagisce il cervello alla musica?
Le neuroscienze, dal canto loro, ci dicono che la partecipazione ad un concerto dal vivo innesca una complessa risposta neurobiologica nel nostro organismo, una vera e propria sinfonia biochimica. L’esperienza della musica live modifica i livelli di ormoni e neurotrasmettitori incidendo sul livello di stress, sul senso di appartenenza sociale e sul circuito del piacere. Vediamo nel dettaglio questi aspetti.
Riduzione dello stress
Favorita da un crollo del cortisolo dopo soli 60 minuti di ascolto. Questo avviene indipendentemente dai gusti musicali del pubblico o dalla familiarità con i brani eseguiti, dimostrando l’efficacia intrinseca dell’esperienza condivisa.
Euforia da concerto
Durante i momenti culminanti di un brano eseguito dal vivo il cervello rilascia consistenti quantità di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, della motivazione e della ricompensa. Questo picco biochimico improvviso è il responsabile diretto dei brividi di piacere legati all’ascolto di musica (che assume diversi nomi: frisson, brivido estetico o musical chills).
Connessione sociale e l’empatia
Cantare o muoversi a tempo insieme ad una moltitudine di persone stimola la secrezione di ossitocina, l’ormone che regola i legami affettivi e sociali. Ciò spiegherebbe la sensazione di profonda connessione emotiva con gli altri e l’armonia interpersonale percepita.
Benessere e il sollievo dal dolore
Ballare, saltare e cantare a squarciagola in un contesto corale stimola il rilascio di endorfine, che agiscono riducendo la percezione della fatica e del dolore fisico, generando inoltre uno stato transitorio di euforia ed energia.
Cervelli in azione
In tutto questo giocano un ruolo fondamentale i neuroni specchio, una speciale categoria di neuroni motori che si attivano involontariamente sia quando un individuo compie un’azione finalizzata sia quando osserva un’azione eseguita da qualcun altro. I neuroni specchio si attivano sia nel pubblico sia nei musicisti che si esibiscono su diversi fronti.
Empatia e sincronizzazione emotiva tra musicisti e spettatori
I neuroni specchio sono alla base dell’empatia. Nel guardare i musicisti interagire o esprimere le loro emozioni sul palco, le aree cerebrali frontali dello spettatore si attivano simulando le medesime attivazioni. Durante un concerto si genera quindi una sincronizzazione dell’attività cerebrale collettiva che amplifica la sensazione di unione e condivisione.
Sistema audio-visivo
Questo meccanismo permette di sentire il ritmo sulla pelle spingendo a muoversi a tempo, a imitare i gesti dell’artista e a comprenderne l’intenzione permettendo di “sentire” l’energia necessaria per produrre un determinato suono.
Sintonia millimetrica tra i musicisti sul palco
I musicisti professionisti sviluppano un sistema di neuroni specchio audio-visivo-motorio altamente specializzato. Questo permette ai membri del gruppo di prevedere le mosse dei colleghi, capendo in anticipo le intenzioni semplicemente guardandoli o ascoltandoli e quindi di correggere eventuali errori in tempo reale. Quando più musicisti suonano insieme i loro cervelli arrivano a formare una rete neurale collettiva definita hyper-brain: i cervelli si coordinano al millisecondo per permettere l’improvvisazione e la coordinazione motoria.
Il fenomeno della sincronizzazione
La musica dal vivo sincronizza i cervelli di persone diverse molto più delle tracce registrate: la presenza di frequenze fisiche prodotte dagli strumenti musicali favorisce la sintonizzazione delle onde cerebrali degli spettatori in tempo reale.
Questo fenomeno si chiama phase locking o aggancio di fase. La dinamica imprevedibile e interattiva delle esibizioni live stimola in modo significativo e continuativo l’amigdala (una struttura cerebrale che contribuisce all’elaborazione delle emozioni) creando un legame profondo fra esecutore e spettatore.
L’arte e la cura
Alla luce di quanto descritto, è opportuno evidenziare che la partecipazione ai concerti rientra ormai a pieno titolo nell’ambito del social prescribing, un approccio terapeutico che integra la medicina tradizionale con la raccomandazione, da parte del medico, di partecipare ad attività culturali e sociali. L’obiettivo terapeutico consiste nel contrastare la solitudine, l’isolamento sociale, stati ansiosi o depressivi, malattie neurodegenerative o forme di disagio sociale.
Il social prescribing è nato e si è consolidato nel Regno Unito, ma si è ormai diffuso anche in Italia attraverso progetti pilota regionali e decreti ministeriali.
A livello nazionale, il Piano Nazionale per la Salute Mentale e la firma di protocolli d’intesa fra il Ministero della Salute e il Ministero della Cultura, hanno contribuito a formalizzare l’arte come risorsa terapeutica nei Livelli Essenziali di Assistenza. In Toscana, ad esempio, sono stati avviati alcuni progetti specifici in cui i medici possono inserire nei percorsi di cura biglietti per concerti, teatro, musei.
A cura della dr.ssa Michela Strozzi – Centro Psicologia Maggiolina e Centro Psicologia Monza Brianza
FONTI
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Fancourt D., Williamon A., 2016 “Attending a live music concert reduces glucocorticoid activity and affects cortisol and DHEA rations”, , Public Health
Fruholtz, S., et al. (2024). “Live music stimulates the affective brain and emotionally entrains listeners in real time.” Proceedings of the National Academy Studies
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