«Si può esistere senza arte,
ma senza di essa non si può vivere»
Oscar Wilde
Secondo la Treccani, l’arte è «la capacità di agire e di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche»:una definizione generica e un po’ bigia, trattandosi di una delle attività umane per eccellenza. Tuttavia ci suggerisce due spunti importanti: la dimensione attiva dell’artista e la necessità, accanto alle tecniche, di mettere in campo i vissuti in prima persona. In senso lato, potremmo dire che l’arte è una qualsiasi forma di attività umana che racchiuda l’esperienza, l’inventiva e la capacità espressiva della persona che la produce.
L’essere umano infatti prova sensazioni, sperimenta emozioni, formula pensieri: si tratta di mappe variegate e soggettive per attraversare il mondo ed entrarvi in relazione. Tra gli esseri umani gli artisti, ossia coloro che fanno della creatività il proprio pane quotidiano, utilizzano queste mappe e i vissuti che ne derivano per produrre la propria opera d’arte. Nelle parole del critico d’arte John Ruskin: «arte è quando la mano, la testa, e il cuore dell’uomo vanno insieme».
La relazione tra arte e psicologia
La psicologia è la scienza che si interroga sugli stati mentali e i processi emotivi, cognitivi, comportamentali e sociali nelle sue componenti esplicite o implicite. Avendo come oggetto di studio l’essere umano e il suo ambiente, non poteva non incappare nella dimensione creativa e generativa dell’arte: essa è così diventata un fenomeno da analizzare, ma anche uno strumento di lavoro per i professionisti in studio.
Quando all’arte affianchiamo la psicologia, si intreccia quindi una relazione bidirezionale: l’opera nasce dai vissuti dell’artista, ma al contempo influenza chi ci entra in contatto. Proviamo a esplorare queste due direzioni.
L’origine dell’opera
«Si usano gli specchi per guardarsi il viso,
e si usa l’arte per guardarsi l’anima»
George Bernard Shaw
La psiche dell’artista calato nel suo contesto genera l’intuizione, il processo creativo e il canale espressivo che in un processo tutt’altro che lineare portano alla nascita dell’opera. Le sensazioni, le emozioni e i pensieri accendono l’estro, ma l’artista inizialmente non possiede una destinazione: segue più che altro una direzione soggettiva, che parte dal Sé senza una meta precisa e che nel farsi materia diviene forma, suono, immagine. Il succo del lavoro sta proprio nell’urgenza di esprimersi, quali che siano il mezzo o il frutto.
Una volta che fa il suo ingresso nel mondo, l’opera perde il suo carattere individuale legato unicamente alla vita del suo creatore e diventa una possibilità di rispecchiamento e riconoscimento per ciascun fruitore. In questo senso l’arte ha natura intersoggettiva: il quadro, la scultura, il libro o la melodia diventano un terreno fertile per la comunicazione di chi lo percorre – annullando le distanze spaziali e temporali e le differenze interpersonali.
L’opera ha la natura di una perturbazione: non ha un significato univoco in sé e per sé, ma assume un significato unico nella storia e nella mente di chi la incontra. L’artista al lavoro assume una postura generativa che ha per risultato non solo il prodotto delle ore trascorse a concretizzare la propria visione, ma anche una trasformazione personale. Infatti, il contatto con l’intuizione iniziale e la manipolazione attiva dei propri vissuti sino a metterli in parole, in musica o in colori permette una metamorfosi individuale.
L’arte in terapia
«La scienza descrive le cose così come sono;
l’Arte come sono sentite,
come si sente che debbano essere»
Fernando Pessoa
Talvolta, innescare e attraversare il processo creativo ha una funzione intenzionalmente terapeutica. In questo caso l’arte può essere intensa come strumento di cura: è il principio dell’arte-terapia nelle sue svariate forme, dalla pittura, al teatro alla musica. Si tratta di una tecnica formalizzata negli anni Quaranta che affonda le sue radici nelle teorie psicanalitiche, secondo cui l’arte rappresenterebbe una via d’accesso preferenziale all’inconscio.
Nelle tecniche più moderne il focus viene puntato sul processo creativo e sul prodotto artistico. Il contenuto e la forma dell’opera possono essere informativi dei vissuti interni dell’individuo, così come la scelta del canale espressivo: danzare e disegnare, per esempio, sono attività che coinvolgono mente e corpo in modalità differenti. Risulta però necessario soffermarsi sull’esperienza della creazione del prodotto artistico dall’ideazione, alla scelta di modi e materiali, alla concretizzazione del progetto: il processo, infatti, può fornire spunti importanti su come la persona sperimenta e dà un significato a emozioni e pensieri.
Impara l’arte… e tienila con te!
La salute mentale e il benessere psicologico possono essere coltivati attraverso tutti gli elementi che caratterizzano l’essere umano. La creatività e l’apprezzamento della bellezza ci permettono di aprirci alle esperienze sia creando qualcosa di inedito sia sperimentando un senso di piacere e connessione con il mondo e le persone attorno a noi.
Dedicare del tempo a stimolare la fantasia e a esplorare i canali attraverso i quali esprimerla può favorire un aumento della consapevolezza di sé e permettere un accesso diretto alla propria dimensione generativa. Da questo seme, come da una tela bianca, può partire la trasformazione.
L’impegno dei nostri Centri
I nostri Centri si impegnano da tempo a coltivare il benessere attraverso l’arte, che si tratti di un articolo (come questo sui benefici di una visita al museo) o degli incontri in biblioteca per promuovere una lettura consapevole di grandi classici e best-sellers.
Da anni infatti collaboriamo con le biblioteche di viale Zara e di Lambrate a Milano e di Monza attraverso l’iniziativa “Curarsi con i libri”. Si tratta di serate in cui, attraverso il commento di un libro, affrontiamo tematiche di stampo psicologico: così l’arte e l’incontro diventano strumenti per fronteggiare le difficoltà e prendersene cura.
Alcune proposte per voi
Nei prossimi mesi, il Centro Psicologia Maggiolina ripropone tre incontri di “Curarsi con i libri” presso la Biblioteca di viale Zara. Gli incontri si terranno venerdì alle 18:00 nelle seguenti giornate:
- Il 16 Gennaio 2026 parleremo di rimpianto con la dr.ssa Lara Bellardita, che presenterà “La biblioteca di mezzanotte” di Matt Haig;
- Il 20 Febbraio 2026 di nostalgia con la dr.ssa Federica Ioppolo che presenterà “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust;
- Il 17 Aprile 2026 di trauma sempre con la dr.ssa Lara Bellardita che presenterà “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer.
Vi aspettiamo!
Articolo a cura della dr.ssa Virginia Hurle – Centro Psicologia Maggiolina
