Trovarsi nella situazione di dover assistere un familiare malato è una condizione comune a molte persone. In particolare, nel contesto sociale attuale, l’invecchiamento della popolazione e le fragilità associate sono fra le motivazioni più frequenti che fanno si che un familiare si trovi a dover assumere il ruolo di caregiver per i più anziani.

Lo stress nel caregiver familiare

Essere un caregiver familiare può diventare fonte di stress, la cui entità dipende da diversi fattori, fra i quali:

  • il tipo di malattia o di invalidità da cui è affetto il proprio caro;
  • il numero di ore dedicate alla cura;
  • la possibilità di poter contare su una rete di supporto;
  • il grado di parentela;
  • il clima emotivo familiare;
  • le proprie condizioni di salute;
  • le proprie emozioni;
  • le modalità relazionali proprie e della persona malata.

Cos’è lo stress?

Lo stress, di per sé, è un fenomeno naturale finalizzato a permettere un adattamento che può insorgere in molte situazioni della vita (in questo articolo, ad esempio, avevamo parlato di stress sul posto di lavoro).

Il problema insorge quando gli stimoli a cui bisogna adattarsi sono troppo intensi o persistenti nel tempo. In questi casi lo stress può diventare disfunzionale o addirittura patologico.

Nei caregiver si riscontra spesso un generale disagio psicologico fino ad arrivare ad una vera e propria sintomatologia ansioso-depressiva. Inoltre, possono insorgere una compromissione della salute fisica, l’isolamento sociale, la diminuzione del tempo da dedicare ai bisogni personali e ad altri ruoli familiari o professionali (Aguglia et al., 2004). Questi elementi rientrano nel fenomeno definito “caregiver burden”, ossia l’impatto della malattia sul benessere dell’intera famiglia.

Il peso del caregiving

La letteratura scientifica concorda sul fatto che il caregiver burden, ossia il peso del prendersi cura di chi sta male, non solo danneggi la salute fisica e psicologica del caregiver, ma comprometta anche la sua capacità di accudimento. E’ quindi necessario prevenire la creazione di un circolo vizioso che possa portare a un peggioramento delle condizioni del paziente e all’esasperazione delle sensazioni spiacevoli nel caregiver.

Nel fare riferimento in particolare alle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e le altre demenze, i bisogni ad esse relativi richiedono risposte professionali e diversificate mirate non solo a migliorare la cura della persona malata, ma anche a tutelare la qualità di vita della persona che se ne prende cura quotidianamente.

Come proteggersi dallo stress?

Riconoscere e accogliere il proprio bisogno d’aiuto quando si ha il sospetto che ciò che si prova non sia stress passeggero è fondamentale per prendersi cura di sé e per evitare di arrivare ad un crollo psicofisico.

Di seguito alcune indicazioni utili per proteggersi da un carico di stress nocivo:

  1. Fare attenzione ai campanelli d’allarme! Riconoscere i segnali dello stress e il fatto di stare esaurendo le proprie risorse per farvi fronte;
  2. Sviluppare la capacità di vedere la situazione come una condizione che ha un inizio e una fine;
  3. Crearsi uno spazio in cui poter smorzare la tensione e rigenerarsi (ad esempio praticare esercizi di mindfulness, dedicarsi a momenti ricreativi da soli o in compagnia, richiedere un supporto psicologico, ecc.);
  4. Considerare la variabilità, quindi i cambiamenti, come qualcosa di ordinario piuttosto che straordinario e trovare degli ancoraggi dentro e fuori di noi (ad esempio un’adeguata rete sociale, professionisti che possano dare aiuto assistenziale a sé e ai proprio cari, gruppi di supporto psicologico, alcune delle proprie risorse individuali, ecc.).

Interventi psicoeducativi

La ricerca scientifica evidenzia come gli interventi psicoeducativi portino ad un miglioramento della qualità della vita dei caregiver così come ad un incremento dell’autostima e della sensazione di efficacia, nonché una riduzione del burden.

In particolare, acquisire strumenti e informazioni per inquadrare la malattia in modo diverso riduce l’ansia, la depressione e, più in generale, lo stress. Ad esempio, imparare a comunicare migliora il senso di autoefficacia mentre le tecniche di mindfulness abbassano i livelli di stress e il burden. Infine i gruppi di auto-aiuto migliorano la qualità della vita (Piersol et al., 2017).

Gruppi di supporto

Una delle modalità privilegiate per la prevenzione o la riduzione dello stress nei caregiver familiari di persone con demenza è proprio la partecipazione a gruppi di condivisione e confronto e a gruppi di supporto psicologico.

La dimensione del gruppo è utile nel trovare uno spazio interno, oltre che esterno, per rendere la malattia più pensabile, più vivibile, più accettabile. Il gruppo può rappresentare una metafora di quella parte di sé che accoglie e sostiene e diventare inoltre il luogo in cui questa parte può di emergere ed essere «allenata».

Un’altra importante funzione della dimensione di gruppo è quella relativa al contrasto della solitudine, condizione in cui spesso i caregiver familiari si ritrovano e che può ripercuotersi seriamente sulla salute generale.

Un aiuto professionale

Presso il Centro Psicologia Monza Brianza è possibile partecipare a gruppi di supporto psicologico per familiari di persone con demenza. Un’iniziativa che fa parte di un progetto più ampio rivolto alle persone che desiderano invecchiare in modo sano o ritrovare una condizione di benessere psicologico anche in situazioni di difficoltà.

Articolo a cura di: dr.ssa Michela Strozzi – Centro Psicologia Monza Brianza

Fonti

Aguglia E., Onor M.L., Trevisiol M., Negro C., Saina M., Maso E.S., (2004), Stress in the caregivers of Alzheimer’s patients: An experimental investigation in Italy, in American Journal of Alzheimer’s Disease and Other Dementias, 19, 248-252, June-Aug.
Bekhet A. K., Sjostedt J., (2018), Resilience from the perspective of caregivers of persons with dementia, in Archives of Psychiatric Nursing, 32 (1)19-23, Feb.
Calcaterra V., Attivare e facilitare i gruppi di auto/mutuo aiuto, Erickson
Deponte A., Palmeri R., De Morpurgo E., Galvani G.,   Un osservatorio per i caregiver di persone con demenza, I luoghi della cura
Gilliam C.M., Steffen A.M., (2006), The relationship between caregiving self-efficacy and depressive symptoms in dementia family caregivers, in Aging and Mental Health, 10(2):79-86, Mar.
Moser F., Pezzati R., Luban Plozza B., Un’età da abitare. Identità e narrazione nell’anziano, Bollati Boringhieri
Piersol C.V., Canton R., Connor S.E., Giller I, Lipman S., Sager S., (2017), Effectiveness of intervention for caregivers of people with Alzheimer’s Disease and related major neurocognitive disorders: A systematic review, in American Journal of Occupational Therapy, 71(5), Sept.
Ploton L., La persona anziana, Bollati Boringhieri